sabato 30 novembre 2013

Non ci sono.

Sono un morto che cammina. Sono morta prima ancora di aver vissuto. Ed in questo momento non mi frega neppure delle cause, di ciò che mi ha portata ad essere ciò che sono. L'unica cosa della quale riesca ad importarmi, ora, è che io... non esisto. Ho passato tutto il mio tempo ad osservare la vita degli altri, a desiderarla, ma guardare non è mai stato sufficiente a nessuno; il piacere datoci dalla vista di qualcosa non è grande come quando quel qualcosa ci è permesso di toccarlo. Ed io, la vita, non l'ho mai toccata, ma solo guardata. E non l'ho neppure guardata mentre avveniva su di me: l'ho vista avvenire sugli altri. E cosa c'è di più triste? Cosa? Il vuoto che colmo col cibo è un vuoto di vita. Alla mia età dovrebbero farsi tante cose, ci si dovrebbe sentire padroni del mondo, ma io non mi sento neppure padrona di me stessa, ed è per questo che non posso fare a meno di rinchiudermi tra le mie mura. Non sono più in grado di nascondere i miei limiti, non sono più capace di alzare lo sguardo ed accennare un sorriso quando vorrei solo guardare a terra, sotto terra. La gente che mi circonda, seppur recintata nella sua stupidità, esiste davvero. Loro ci sono. Ci sono per se stessi e per gli altri. Ma io, invece, che fine ho fatto? Come posso guardarli negli occhi? Come posso parlargli sperando che capiscano? I nostri sono linguaggi differenti, il loro è il linguaggio della vita, della felicità data dall'illusione, il mio è il linguaggio della morte... della morte dell'anima. 



3 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  3. ho i brividi.........ho un librone dove scrivo tutte le cose che ho letto emi sono rimaste impresse. questo post farà parte di quel librone

    RispondiElimina